Storia di Stefania da Modena

Ho cominciato a soffrire di depressione e di autolesionismo molto presto. Ricordo il primo episodio depressivo a 6 anni e i primi tagli a 13. La depressione e i gesti autolesivi più gravi sono arrivati a 16 anni e si sono ripetuti più avanti nel corso della mia vita.
La fase autolesiva e la fase depressiva erano disgiunte. I gesti autolesivi, per consumare i quali seguivo uno specifico rituale, si accompagnavano ad un umore irritabile, provocatorio e oppositivo. La depressione era profonda e durava mesi. Il pensiero che ne caratterizzava l’esordio era una intuizione lancinante del nonsenso generale della realtà. Ogni forma vivente e non vivente perdeva ai miei occhi significato e ragione d’essere. Questa pensiero mi conduceva in fretta alla disperazione e al rallentamento psicomotorio, fino alla totale immobilità.

La prima volta sono stata ricoverata e curata a 30 anni, quando comparvero anche fasi psicotiche. La diagnosi fu di disturbo bipolare in personalità borderline. Fu la stessa psichiatra che mi seguiva privatamente che, al peggiorare delle mie condizioni, suggerì che fossi presa in carico da uno dei Centri di Salute Mentale della città in cui vivo. Il motivo di questa indicazione fu che il Servizio Pubblico offre una rete di aiuti e può coinvolgere fattivamente la famiglia, ovvero ha strumenti di cura e intervento (equipe di infermieri oltre che di medici, pronto soccorso, centri diurni) di cui un professionista privato non dispone.
È così incominciato il mio fortunato iter nell’ambito del Servizio Pubblico, dove ho incontrato la psichiatra che mi segue ormai da sette anni e che ha calibrato, nel tempo, una terapia farmacologica adatta al mio caso.
Oltre che alle cure specialistiche, devo il mio recupero alla vicinanza e all’aiuto prestatomi da familiari e amici, che hanno vissuto con me le fasi alterne della malattia.
www.stefanialaurora.com
LIBROSTEFANIALAURORA

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