Storia di un familiare di Viterbo

Io , come figlia di un padre bipolare e con un fratello morto suicida a ventiquattro anni, posso raccontare il mio viaggio di sofferenza dentro la depressione, che ha portato a farmi essere una persona con una ferita aperta che va lentamente verso la guarigione.
Il post-traumatico si annida dentro l’anima modificando per sempre la percezione delle emozioni ed io, da aspirante scrittrice, ho provato a mettere sul foglio il mio vissuto per far chiarezza e per avere la conferma che tutto quello che mi è successo non sià frutto della fantasia di un cervello in pena.
Cosi è nato il romanzo “Il sorriso triste dei girasoli” Arpeggio libero editore.
LIBROGHEORGHE

La stessa sorte l’ha avuta mia madre, che tuttora si cura la depressione maggiore con farmaci perché non ci crede nella psicoterapia.
Posso dire che il mio approccio ai servizi di cura territoriali è avvenuto dopo un lungo periodo di terapia psicologica in privato presso più di un specialista ed anche con la dottoressa psichiatra che mi segue presso la Asl, inizialmente avevo avuto un contatto in privato nel quale le confessavo la mia difficoltà economica.
Anche se ogni esperienza è soggettiva e si dice che la prima impressione è quella che conta, io che mi sono presentata al CSM con grandi paure, principalmente per mia madre poi in seguito, per me, ho apprezzato subito l’accoglienza che hanno avuto le persone con le quali sono entrata in contatto nei miei confronti, le varie figure professionali.
Mi sono avvicinata con qualche remore al CSM perché i pazienti che frequentano sono anche malati gravi, e quella sala d’attesa diventava piccola, dopo un po’ che stai la dentro. Era piccola per me perché lo stigma mi faceva avere dei pregiudizi e controllare le emozioni contraddittorie non mi rimaneva facile.
Da una parte io, motivata a curarmi da sopravvissuta alla malattia dei miei parenti, d’altra parte, io che non mi paragonavo ai malati gravi e che mi domandavo che diavolo stavo facendo la dentro.
Devo dire che mi sono trovata bene, anzi, mi sono ritrovata, da poter tornare ricca e fiera del mio viaggio.
Le due dottoresse che mi seguivano contemporaneamente, al CSM, se saltavo l’appuntamento mi chiamavano per capire il motivo e per prendere un prossimo appuntamento , in privato questo non succedeva.
Non ho brutti ricordi anche perché io sono stata sempre per la ”compliance” terapeutica, anche quando smettevo i farmaci, c’era un accordo tra me ed i medici.
Non è avvenuta la stessa cosa per mia madre, oppure per mio fratello o mio padre. Loro non accettavano la malattia mentale e consideravano che non si può convivere con questo male, o sei dentro o sei fuori dal male. Invece dopo una prima ospedalizzazione la mamma ha cambiato idea, mio fratello non ha fatto in tempo, perché non si è dato del tempo e mio padre è morto da vittima del disagio, nascondendosi dietro all’alcol.
La malattia mentale è una condizione umana ed una scelta che facciamo ogni giorno.
Ho potuto accettare il suicidio di mio fratello soltanto quando l’ho pensato come una scelta consapevole, portando rispetto per la libertà dell’altro.
La formazione continua in questo campo, anche come volontaria delle associazioni che si occupano del disagio mentale ( attualmente volontaria dell’Associazione Onlus di volontariato “ Riconoscere” ), mi hanno permesso di avere il controllo del disagio e di avere sostegno da parte di tante persone con vari ruoli.
Credo nell’integrazione dei percorsi per aumentare il proprio stato di benessere e ho deciso di intraprendere la formazione per diventare “Facilitatrice” di gruppi di auto mutuo aiuto e al contempo promuovere i corsi di psico- educazione gestiti dai servizi di salute mentale.
Il mio desiderio è quello di riuscire a breve a creare un gruppo di auto mutuo aiuto per persone con disagio mentale.
Consapevole delle mie risorse, la mia è diventata una passione della quale non mi staccherei mai e la sala d’attesa del CSM è diventato soltanto un luogo di passaggio nell’attraversare le vite degli altri, fonte di arricchimento interiore.

Liliana Gheoghe

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Un commento

  1. ho letto la tua testimonianza e l ho condivisa con il Gruppo Di Sostegno a Familiari e Caregivers di pazienti bipolari,del quale sono amministratrice.Credo sia utile per un confronto delle esperienze che viviamo tutti i giorni..e,anche,un bel messaggio di speranza!grazie

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