Storia di un familiare di Viterbo

Io , come figlia di un padre bipolare e con un fratello morto suicida a ventiquattro anni, posso raccontare il mio viaggio di sofferenza dentro la depressione, che ha portato a farmi essere una persona con una ferita aperta che va lentamente verso la guarigione.
Il post-traumatico si annida dentro l’anima modificando per sempre la percezione delle emozioni ed io, da aspirante scrittrice, ho provato a mettere sul foglio il mio vissuto per far chiarezza e per avere la conferma che tutto quello che mi è successo non sià frutto della fantasia di un cervello in pena.
Cosi è nato il romanzo “Il sorriso triste dei girasoli” Arpeggio libero editore.
LIBROGHEORGHE
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Storia di Stefania da Modena

Ho cominciato a soffrire di depressione e di autolesionismo molto presto. Ricordo il primo episodio depressivo a 6 anni e i primi tagli a 13. La depressione e i gesti autolesivi più gravi sono arrivati a 16 anni e si sono ripetuti più avanti nel corso della mia vita.
La fase autolesiva e la fase depressiva erano disgiunte. I gesti autolesivi, per consumare i quali seguivo uno specifico rituale, si accompagnavano ad un umore irritabile, provocatorio e oppositivo. La depressione era profonda e durava mesi. Il pensiero che ne caratterizzava l’esordio era una intuizione lancinante del nonsenso generale della realtà. Ogni forma vivente e non vivente perdeva ai miei occhi significato e ragione d’essere. Questa pensiero mi conduceva in fretta alla disperazione e al rallentamento psicomotorio, fino alla totale immobilità. Leggi Tutto

Storia di un familiare di Roma

Sono un “familiare” che desidera urlare la propria sofferenza per questo sistema psichiatrico più malato dei suoi assistiti! Mio figlio si è laureato alla Bocconi di Milano con 110 e lode in Economia Aziendale all’età di 23 anni. A 24 anni, 16 anni fa, ha avuto il primo episodio psicotico (a posteriori posso dire che su quell’episodio psicotico probabilmente ha influito molto una impossibilità di esprimere la propria forte emotività rimasta compressa per troppo tempo). Ora è un uomo di 40 anni.
Del tutto digiuna in materia del disagio psicologico, mi sono affidata a psichiatri privati che, mio figlio ha ben presto rifiutato perché si sentiva vittima di speculatori, di incompatibilità o di incompetenza. Ci siamo rivolti al Centro di Salute Mentale della nostra ASL romana, che rappresentava per lui un luogo dove la speculazione degli psichiatri privati veniva eliminata. Ci fu un buon incontro con uno psichiatra, che dopo poco, si ammalò di Alzheimer, senza dare notizie di questo né al suo paziente né alla famiglia. Nell’ultimo periodo di quel percorso, mio figlio sperimentò gli strani comportamenti dello psichiatra aumentando i suoi pregiudizi sugli psichiatri in generale….
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